Metamorfosi dei corpi mutanti, di Alessandro Cappabianca, Timìa Edizioni

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"La prima metamorfosi operata dal cinema è quella di trasformare i corpi in spettri senza volume, capaci di riapparire anche dopo la propria morte e condannati a ripetere sempre gli stessi gesti. Torniamo dunque a chiederci: cos’è il cinema? O più modestamente: cosa rappresenta, oggi, per noi? A mano a mano che aumentano gli anni dell’invenzione cinematografica (ormai sono ben oltre i cento), mi pare diventi sempre più evidente la sua principale funzione. Il cinema è un dispositivo di conservazione di tracce corporali di corpi scomparsi, cioè di fantasmi, che è possibile risvegliare a comando (ad ogni proiezione), con un solo limite: quello dell’eterna ripetizione del medesimo. Ogni corpo filmato lascia una traccia sullo schermo, che possiamo chiamare ombra o immagine, icona, spettro o fantasma, legata all’originale dagli opportuni tratti di riconoscimento semiotico."

Alessandro Cappabianca
Nato a Roma nel 1937, è un architetto, critico d’arte e critico cinematografico. Ha insegnato alla facoltà di architettura di Firenze. Negli anni ‘70 era tra i curatori della collana “Cinema e informazione visiva” della Mazzotta di Milano. Tra i fondatori della rivista “Fiction. Cinema e pratiche dell’immaginario” (1977-80, con Ellis Donda, Michele Mancini, Giuseppe Perrella e Renato Tomasino), ha collaborato anche a “Filmcritica” (anche nel direttivo), “Casabella”, “La città di Riga. Rivista d’arte”, “Fata Morgana”, “La Corte”, “Spirali” e alla rivista on-line “La furia umana”. Ha scritto monografie su Billy Wilder, Erich von Stroheim, Roman Polanski, Antonin Artaud e Carmelo Bene. Altri suoi contributi sono in convegni e volumi collettivi dedicati alla scenografia cinematografica, alla rappresentazione della città nel cinema e a registi quali Dovženko, Antonioni, Ophüls, Scorsese, Eastwood, Lang, Edwards, Donen, Boorman e Ruiz.