One Shot Band

 

Che dire? Stavolta Arcana ha pubblicato un libro che vale davvero la pena avere, leggere e, credete in chi scrive, amare: una piccola perla, insomma.
Non che di solito i loro titoli siano scadenti, ma nel panorama editoriale odierno, soprattutto in un ambito così specialistico come quello musicale, tirare fuori un titolo originale che valga la pena di essere letto è davvero difficile, e una nuova uscita come questa, insolita e di livello, è come una ventata d’aria fresca in un soffocante luglio cittadino.

A regalarci One shot band è Paolo Gresta, al suo primo libro ma con la stoffa di un autore navigato: un compendio dettagliato e accurato di tutte quelle band che sono entrate nella storia della musica con il loro primo album e che, per i più svariati motivi come l’autore ci descrive, non hanno mai dato alla luce il secondo lavoro.

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Tanto per iniziare il livello delle band di cui si legge nel libro è sempre piuttosto alto: non si parla di band modaiole con una hit iperpop e multimilionaria alle spalle, ma di artisti con idee geniali almeno quanto bizzarre, che hanno lasciato un segno nonostante il loro breve passaggio nel panorama del rock. Ognuna delle storie che troviamo qui potrebbe ispirare un romanzo.
Leggete quella di Alexander “Skip” Spence, ad esempio: autore di OAR, una pietra miliare della psichedelia, oltre che per il suo unico grande album divenne celebre anche per aver inseguito i componenti della sua band brandendo un’ascia con la seria intenzione di ucciderli. Per questo episodio finì internato in un ospedale psichiatrico per schizofrenia paranoide.
E che dire della leggenda dei Monks, band composta da cinque militari americani ribelli di stanza a Francoforte che nel 1966 pubblicarono quello che viene considerato il primo album punk della storia? Con i loro sai e le teste rasate in forgia di chierica, girarono il mondo in tournée, vomitando sul pubblico una musica che per l’epoca era pura avanguardia estrema. Gruppo talmente scomodo che negli Stati Uniti il loro magnifico Black monk time vide la luce solo nel 1997, trentuno anni dopo la sua pubblicazione europea.
Sono tantissime le storie da leggere, una più strana e affascinante dell’altra.
Ogni storia è corredata da una breve scheda dell’album (tracklist, componenti della band, produttori, casa discografica) e l’autore ci aiuta nella scoperta delle One shot band completando la narrazione con delle puntuali recensioni degli album in questione, rendendo ogni band e ogni album di cui si tratta accattivante, degna almeno di un ascolto.